28.5.12

Lettres gitanes

24.05.12

Ho trovato una stanza lurida in una bettola a 200m dalla stazione, come mi avevi suggerito. Yazid mi ha detto che non devo preoccuparmi e allora gli ho lasciato in carica in guardiola il cellulare e la macchina fotografica. La piazza sottostante è un pullulare di arabi e monnezza, riversati rispettivamente sulle panchine e per terra. Tutti qui ti dicono bonjour anche alle 6 del pomeriggio e se gli dici bonsoir ti sfottono o peggio, si stizziscono.
Stamattina all'aeroporto ho incontrato una coppia di amici che viaggiavano pure loro a Marsiglia, poi all'arrivo un'altra tipa che non ricordavo che è venuta per una fantomatica festa gitana nella Camargue, al che ho pensato che forse domani vado anche io, se non piove. Poi sabato festa fuori porta a casa di amici di questi amici e domenica probabilmente cena a casa nuova, che la tipa va via martedi o mercoledi. Insomma già un we pieno, con l'unico problema delle borse che sono un fardello e lasciarle nel deposito in stazione mi soluziona le cose solo a metà.
I tuoi numeri che dicono? E l'oroscopo del leone come va nei prossimi giorni?
Un bacio e divertiti

ps; impôssibile scrivere sulle tqstiede frqncesi

28.05.12

Marsiglia si pavoneggia davanti ai miei occhi e non smette di abbagliarmi, un po' una Barcellona alla prima maniera. 
Ho camminato sulla Corniche (il lungomare) godendomi il maestrale e il sole che mi bruciava la faccia; mi sono fatto un sacrosanto bagno nell'acqua fredda di maggio cercando di non occhieggiare le 20enni che prendevano il sole mezze nude; ho osservato arabi che festeggiavano un matrimonio strombazzando fuori dalle macchine sul lungomare come quando la Roma ha vinto il campionato; ho ammirato i cafoni locali (kakou) scorrazzare con le moto e ho pensato con un pizzico di invidia che avrei dovuto portare qui la mia.
Eppoi ho conosciuto un po' di gente, amici di amici, la tipa che mi lascerá la casa (e che ancora non me l'ha fatta vedere), gli algerini della pensione fetente del primo giorno, persone per strada che ti parlano.. insomma pieno Mediterraneo a primavera, non chiedo di meglio! Marsiglia non é solo bella, soprattutto affascinante.
Dietro questo sipario di case e gabbiani si nasconde la speculazione per la cittá della cultura 2013.
Oggi ho fatto un giro con Daniel, amico di amici che mi sta ospitando in questi giorni, e ho capito che la cittá sta prendendo la piega del consumismo turistico, inaspettatamente assente finora, nonostante la bellezza di certi posti (la foto si riferisce a una zona subito dietro il centro).
Peccato, arriveranno anche qui orde di inglesi e russi riconoscibili a distanza dall'intonazione dei loro rutti, il comune sta tirando giú le case vecchie per fare nuovi residence e strade di collegamento diretto con la spiaggia.
Tenteró di godermela il piú possibile, se trovo un lavoro ci resto per un po'. A proposito poi me l'hanno fatta l'intervista per l'Angola, ero in un internet point pieno di arabi che urlavano al telefono ai familiari a casa. Ora siamo in finale, vediamo come va a finire ;)

Ah ieri ho visto il nostro amico Mi. con la sua ragazza e mia amica Ma., mi ha detto che gli era giunta voce che tu avevi conosciuto un suo amico a Roma.. se gli organi pubblici avessero questa efficienza l'Italia sarebbe a cavallo!

6.4.12

welcome Rome


Il volo di ritorno da Barcellona é in ritardo, come ormai capita troppe volte ultimamente.
Per fortuna trovo un'amica sull'aereo che mi allieta il viaggio e si offre di darmi un passaggio in macchina fino alla metropolitana, evitandomi il noiosissimo trasbordo col "treno ad alta frequentazione" come lo chiamano le FS, cioé il trenino dell'aeroporto che non ho mai trovato molto frequentato, tranne dai controllori negli ultimi mesi dopo che si é resa pubblica la maniera di fare un biglietto da 2 euro invece di quello ufficiale di 8.
Salgo sulla metropolitana, stazione Piramide. Mi siedo sul sedile, il treno parte e subito una voce con chiara cadenza romana irrompe dai microfoni del vagone: "Si avvisano i siggnori passeggeri che la stazzione Colosseo rimará chiusa, si avv.. avvisa che la stazzione Colosseo rimará chiusa". Subito mi viene da pensare che in un altro paese la voce sarebbe stata registrata, chiara e forse anche in due lingue.
Immagino di essere uno straniero e di dover scendere a Colosseo, ammesso che abbia capito il messaggio del capotreno, e cerco la stazione piú vicina come alternativa.
Noto che le tabelle adesive delle fermate hanno goduto di una nuova grafica, forse fa parte del progetto di rinnovamento della linea, ma non sembra aver giovato alla comprensione. Dal sedile dove sono seduto vedo la tabella sulla porta di fronte, ma scorgo a malapena i nomi delle stazioni e poi qualche simbolo piccolissimo e non intuitivo: la M su fondo rosso accanto alla A su fondo arancio significa che a Termini c'é il cambio con la Metro A (bella forza, ne abbiamo solo due) poi un aereo (c'é anche l'aeroporto a Termini?) e dei pullman stilizzati che forse vogliono dire autobus, ma ce ne sono 3 e non si capisce la differenza. Un quadratino celeste con un disegnino dentro e la scritta Taxi ci dice che lí puoi uscire dalla babele del trasporto pubblico e consegnarti nelle mani di un tassista romano che ti spennerá a dovere, ma é talmente piccolo che bisogna stare veramente a un palmo dalla tabella per distinguerlo.
La logica italica non risparmia neanche l'ordine, oltre alla grafica: da Termini a sinistra i simboli sono in alto, da Termini a destra sono in basso orientati con i nomi delle stazioni, cioé a 45º. Mi avvicino un po' di piú per capire fino a che punto si sono adoperati per rendere questa tabella inservibile e scorgo le frecce che indicano il verso in cui vanno i treni, piccolissime, insieme ad altre frecce che ci dicono ad ogni fermata da quale lato bisogna uscire. Apprezzo l'impegno, ma tutto é a dimensioni minime, che da un metro di distanza anche uno come me che ha una vista da 10/10 fa fatica a decifrare. É un frattale di idiozia. Tutto questo sforzo dovrebbe servire, in teoria, ad informare per tempo un viaggiatore in difficoltá che guarda la tabella da un paio di metri piú in lá e magari con il vagone stracolmo di persone.
Per fortuna c'é la voce registrata che ci dice con puntualitá a quale stazione ci stiamo avvicinando. Evviva! penso, alla fine l'hanno fatto pure a Roma, in italiano e in inglese addirittura.
Non faccio in tempo ad esultare di patriottico orgoglio che la voce mi avvisa che stiamo arrivando a Santa Maria del Soccorso. Ma come? Abbiamo superato Pietralata e non me ne sono accorto?
Guardo fuori e i cartelli della stazione dicono Castro Pretorio.. ok questa la so, hanno sfasato le fermate, un po' come i film doppiati in male: la bocca si muove, le parole arrivano dopo.
Peró c'é qualcosa di geniale o di diabolico nel nastro, perché quando la voce annuncia Rebibbia, ma in realtá siamo a Bologna, mi aspetto che alla prossima stazione ricominci il giro da capo. Invece no, vengo smentito, la voce dice "prossima fermata Stazione Tiburtina" che é vero! Ma allora chi é che si diverte a sminchiare il nastro? Qualcuno evidentemente lo fa apposta, perché al momento di annunciare Pietralata, la mia fermata, dice Policlinico.
Ci rinuncio, ringrazio i trasporti comunali, esco e cammino verso casa, l'odore della primavera mi dá il benvenuto dalle grate delle corti dei vecchi alloggi del Tiburtino 3º. Questo a Barcellona mi mancava.

18.9.09

E.V.A. : 30 giorni


A un mese esatto dalla prima picconata il cantiere si presenta nel seguente stato: 2 solette in calcestruzzo gettate 20 giorni fa per le prime 2 case; struttura lignea della prima casa (Piero) completata a terra in attesa della fornitura di bulloni per l'ancoraggio; struttura lignea della seconda casa (Dario) da finire di sagomare e da montare; impianti generali da terminare e tracce de richiudere.
Negli ultimi due giorni è sorto il basamento di una costruzione spontanea in legno e balle di paglia portanti, a dimostrazione che nel nostro paese non esiste edilizia ufficiale senza edilizia abusiva, una varicella che si manifesta in maniera omogenea e diffusa sull'epidermide italiana.
La cosa più interessante è che a trasmetterla qui è stato il nostro capocantiere Caleb, un sangue misto metà irlandese, metà americano e metà neozelandese, ma la metà più influente (e sono quattro, infatti Caleb è due uomini in uno) è quella italiana, divisa tra Veneto e Puglia che insieme l'hanno accolto per quasi 20 anni.
Bisogna dare ragione a Darwin quindi e ammettere che l'abitudine modifica i comportamenti e la fisionomia e chissà che i figli di Caleb, che crescono liberi nelle campagne della Valle d'Itria, non comincino a manifestare già in giovane età una qualche singolare destrezza da gente del Sud, rapidi movimenti di mano, faccia tosta e cosi via.
Quella che chiameremo baracca di cantiere sarà una casa provvisoria ma a tutti gli effetti, comoda e funzionale, destinata ad accogliere Caleb e la sua ancella Irene fino alla fine del cantiere, ovvero fino a quando tutte le 7 case troveranno i loro occupanti. Sarà anche la prima ad essere ultimata e l'unica ad essere distrutta, a testimonianza dell'incongruenza e dell'arretratezza del sistema legale (direttamente legato al sistema culturale) del nostro Belpaese.

17.8.09

E.V.A. : prima pietra


Oggi si aprono più o meno ufficialmente (il concetto è alquanto relativo ed interpretabile in un paese come il nostro) i lavori per il cantiere dell'Eco-Villaggio Autocostruito a Pescomaggiore (AQ).
Dopo due mesi di studi, ricerche, burocrazia e sforzi organizzativi finalmente il primo movimento terra inaugura la realizzazione di 7 case per gli abitanti del nucleo che rifiutano le case del governo per restare vicino al luogo dove hanno sempre vissuto.
E' un passo importante per chi crede che le decisioni prese dall'alto non tengono conto delle esigenze del singolo cittadino o delle comunità isolate come in questo caso.

www.pescomaggiore.it

2.8.09

Chi pecora si fa, lu lupo se l'ha da magnà

E noi mangiamo pecore a più non posso. Non ce ne serviamo più neanche per prendere sonno, visto che ci saltellano dentro insistentemente.
E' la ninnananna dei nostri stomaci crepati da cibo e genziana, malgrado l'intento di rimanere asciutti e magri quel poco che basta per giustificare l'apparenza di architetti affamati e la nostra missione abruzzese fatta di volontà e volontarietà. La piscina comunale dell'Aquila al modico prezzo di euro 2 ad entrata ci dà un pretesto per lavarci e per fare un po' di attività fisica, le quali cose cominciano ad essere una rarità per lo stile di vita che osserviamo.
L'Abruzzo così geneticamente vicino ai miei globuli rossi da un paio di mesi è mi entrato in circolo, ne apprezzo e riconosco pregi e difetti: la grande magnanimità e la forza della sua gente, ma anche la devozione al caso e la lentezza dell'accadere che fa degli aquilani una parte, seppur estrema, dell'antico e borbonico Regno di Napoli.

Alle bizze del mio compagno di ventura, di abitudini nettamente più pratiche e produttive, faccio fronte con un approccio paziente e fatalistico che solo chi pensa costantemente di essere in un altro luogo lontano migliaia di km può mantenere. Il lavoro procede, anche se la convivenza coatta ogni tanto sfocia in malintesi o nervosismi, non ho mai passato così tanto tempo nemmeno con una donna, figuriamoci con un uomo! Figuriamoci poi dopo 7 mesi a viaggiare da solo in Sudamerica!

30.7.09

Chi di notte cavalca

Chi di notte cavalca, el dì conviene
c'alcuna volta si riposi e dorma:
così sper'io, che dopo tante pene
ristori 'l mie signor mie vita e forma.
Non dura 'l mal dove non dura 'l bene,
ma spesso l'un nell'altro si trasforma.

(Michelangelo Buonarroti)


Giovedì scorso nella piana di Fossa la genuinità del circense Vinicio Capossela ha cantato per L'Aquila la sua musica fatta di proverbi antichi, sagre paesane, sapienza e folklore popolare.
Le note del banjo davano il ritmo del cuore dell'Abruzzo, che riprende a camminare lentamente come in un western, con cavalli al passo verso il prossimo paese.

http://www.goear.com/listen/c6c0d9d/la-faccia-della-terra-vinicio-capossela

14.7.09

studiomobile

La realtà si fa sempre più italica quando l’occasione di collaborare con la Protezione Civile per le verifiche di agibilità dopo il terremoto in Abruzzo lancia quattro indomiti architetti nel loop della ricostruzione. Le modalità sono talmente atipiche ed improvvisate che subito uno e poi un altro compagno si dicono incerti e successivamente si chiamano fuori dall’avventura.
Rimaniamo quindi solo Paolo ed io a ricontattare i personaggi che avevamo conosciuto durante le verifiche, a cercare un posto dove sistemare il nostro Studiomobile e a figurarci un possibile soggiorno estivo a L’Aquila.
In una settimana l’incoscienza diventa realtà: abbiamo una piazzola con elettricità in un agricampeggio dove tutti sembrano simpatici ed affabili, persino i gestori; abbiamo uno studio ben saldo a terra (grazie a una ventina di picchetti piantati qua e là) a prova di vento e di pioggia e decentemente areato; abbiamo una quantità immonda di insetti che ci camminano su tavoli, sedie e computer, ma è il richiamo della natura e noi ne siamo pregni; abbiamo un costruttore abruzzese sincero e taciturno, un uomo tutto di un pezzo, che ci ingaggia come tecnici di fiducia e ci incarica da subito di un paio di lavoretti burocratici tanto per farci le ossa; abbiamo una possibile collaborazione per la progettazione partecipata e l’autocostruzione delle zone distrutte, case in legno antisismiche, che è la cosa che più ci attira. Abbiamo tutto per essere esaltati e fiduciosi, ma passando per la porta del Progetto C.A.S.E. un giorno non sospetto riceviamo una proposta che ci lascia attoniti: lo zampino del diavolo, la tentazione, il peccato di gola.
Saremmo stupidi a non farci prendere dal dubbio e a non considerare l’ipotesi, ma le new town berlusconiane come le chiamano non sono il motivo per cui siamo qui, anzi lo è l’esatto opposto. Quindi si decide di continuare per la strada buona, quella dell’aiuto alla comunità, della relazione con le realtà locali, della collaborazione e della ricostruzione partendo dal basso, dagli abitanti.
Alla luce di tutto ciò, considerato nottetempo che sì quel gruzzolo promesso dal progetto governativo mi avrebbe fatto comodo assai e non lo nego (mi vedevo già a passare il capodanno su un’isola tropicale), aldilà della questione morale, se proprio la si vuole considerare, di non riuscire a guardare in faccia la gente al momento di ammettere di lavorare per le invise case del berlusca, mi sono felicemente sorpreso a dichiararmi pazzo nel pensare di stare chiuso in un ufficio dalle 6 alle 21 per i prossimi 6 mesi. Un sogno mattutino rivelatore, come sempre la notte porta consiglio.

4.5.09

Transitalica

Tornato a Roma dopo le campagne brasiliensi, senza nemmeno un arco da attraversare che gli consenta di celebrare da vincitore il ritorno in patria dopo aver sconfitto nemici (ladroes, coxinhas, balas perdidas) ed avversità (piriguetes, colera e mosche tze-tze), il divus Fabritius si riversa nell'attività del coltivo degli horti Saviniani nella dimora di famiglia.
Successivamente si reca in Sabina per i canonici riti pasquali, sapendo che il breve riposo sarà di preparazione al viaggio in Gallia Cispadana già programmato.
A Florentia per una breve sosta lascia riposare i cavalli e ne approfitta per rivedere il vecchio commilitone della guerra germanica, l'asceta filo-orientale Iohannes Mistus.
A Mediolanum viene accolto nel castrum del fraterno amico Eric Sciumbatax, da dove osserva con preoccupazione la crisi dell'impero e l'avvenire incerto dei principii su cui è stato fondato.
Attraversando la landa prealpina incotra a Venetia il suo fratello di sangue Maximus Petriboni, anche lui reduce dall'annus sambaticus, con cui intraprende delle scorribande notturne per la città lagunare fino a Patavium dove, ospiti del console Paulus Robatia, si pianifica e ci si arma per il bellum Abrutii.
Dopo un rapido passaggio per Urvinum e Ariminum per rifocillarsi e godere dell'ospitalità delle regine Cinthya e Iohanna i divi fanno rotta verso il confine tra Vestini e Sabini, dove pare che si sia aperta una faglia improvvisamente trasformatasi in tremore distruttivo.
Concilio fissato per il giorno 5 maggio nell'accampamento di Pianola.

30.3.09

Apollinaire

""Now and then it's good to pause in our pursuit of happiness and just be happy."

29.3.09

Italia: l'avventura comincia adesso

Sono passati due giorni dal rientro, oggi per la prima volta ho messo il naso fuori di casa per vedere la mia nipotina e per smazzarmi due ore di macchina senza senso.
Impressioni a caldo.
- Al risveglio dentro al mio letto sembra che sia stato tutto un sogno. Ritrovo tutto uguale, lo stesso caos, le stesse parole, gli stessi dibattiti alla TV. Poi guardo dentro l'armadio gli oggetti appartenenti al viaggio e resto a contemplare per qualche minuto, chiedendomi da dove ricominciare.
- Fa freschetto, il cielo è cupo, la gente veste grigio o nero, osservo che di notte distinguevo più facilmente un negro a Salvador che un italiano a Roma (fondamentale per preservare la mia incolumità). Questo paese ha bisogno di colore, non bastano le cravatte a pallini.
- Sono tutti brutti, probabilmente anche io, o forse è solo l'espressione della crisi che peggiora la percezione.
- Non si riesce più a parcheggiare la macchina.
Mi prendo questo fine settimana di riposo, in fondo è stato un viaggio lungo e stancante.
Lunedì ricominceremo da capo.

20.3.09

Tour del Nordeste (parte III) - Da Recife a Salvador

Lascio Recife per fuggire all'inerzia e alla stanzialitá che cosí poco si addicono al viaggiatore e arrivo a Porto de Galinhas, villaggio costiero dall'acqua cristallina, che deve il nome alla pratica di importare gli schiavi nascondendoli sotto casse di pollame per evadere i controlli e la legge che abolí la schiavitú nel 1888.
Uno dei piú bei mari visti finora, ottimo per le famiglie con prole, con scogliere davanti la spiaggia piene di pesci per nulla spaventati dalla presenza umana.
Dormo un una pousada economica, con l'inconveniente del propietario gay che ci prova costantemente con il sottoscritto per tutti e 4 i giorni di permanenza, con burle dal giocoso al volgare, ma io non mi faccio intimidire e vado via solo quando il mio calendario lo prevede.
Per uomini coraggiosi o che cercano nuove esperienze, chiedere del Albergue do Alberto, vicino la strada principale. Per uomini che invece preferiscono le sane e vecchie tradizioni, chiedere di William, che per 300 R$ vi presenta delle attraenti amiche di Recife..
Decido di improvvisare un po' e mi fermo una notte a Maragogí, che é un altro pezzo di costa da cartolina, specialmente camminando verso Barra e passando per il mangue ed il morro adiacenti.
Nella macchina a lotação (riempimento) che il giorno dopo mi porta a Maceió conosco due argentine con cui esco la sera per la capitale di Alagoas, piuttosto morta all'apparenza, e con una spiaggia abbastanza sporca.
Una notte é sufficiente, anche perché la mattina seguente la recepcionista ci avvisa che per incomprensibili motivi di amministrazione la pousada é costretta a chiudere all'istante, ed io che sono andato via presto non ho vissuto l'esperienza degli altri ospiti, costretti a calare le valige dalla finestra e a scendere con i lenzuoli legati..
Cose da Brasile. Nel frattempo mi dirigevo a Penedo, altro posto intriso di storia adagiato sul fiume São Francisco, il terzo piú grande del paese ed il piú importante per la formazione e la storia nazionale. Il panorama é bello e differente, il fiume é una via d'acqua navigabile che collega la costa atlantica con l'arido Sertão dell'interiore e che dá il miraggio di quel minimo di prosperitá e sviluppo che il Nordeste ancora sta aspettando.
Anche qui mi fermo solo un giorno, il tempo stringe ed io voglio arrivare a Salvador per l'ultima settimana di viaggio.
Ad Aracajú sono ospite di Fatima e famiglia e vengo trattato benissimo, mentre la sera mi affido ai piani di Selma e dei suoi amici.
Ottimo ambiente, le persone sono tutte simpatiche e socievoli, ormai non mi sorprendo piú, e la cittá é ben organizzata e si lascia conoscere facilmente (in macchina, ovviamente).
Resto 4 giorni e prima di rientrare a Bahia tento una disperata sortita a Mangue Seco, ma il mio percorso alternativo si schianta inesorabilmente contro la prua di una barca troppo onerosa per un solo giorno di permanenza, quindi desisto e faccio rotta a Salvador, prima e ultima tappa delle Braziladventures.

19.3.09

Carnaval

I miei calcoli balistici prevedevano di essere in Pernambuco per carnevale, ed é cosí che arrivo distrutto dal caldo e dal sonno a casa di Aline a Recife.
Dopo un paio di giorni di adattamento mi ritrovo in compagnia di un gruppo di amici di Teresina che mi accolgono come compade e mi coinvolgono con la loro allegria e con la complicitá del carnevale brasiliano, che in qualunque posto del paese é un pretesto per far festa una settimana, non lavorare e compromettere la salute a colpi di birra, danze e musica.
In particolare il carnevale di Olinda é famoso per essere uno dei piú tradizionali e piú belli che si celebrino in strada, anche perché la cittá stessa, che é quasi un quartiere satellite di Recife, é una gemma dell'architettura coloniale ed é piacevole da girare a piedi.
É difficile descrivere la festa e l'atmosfera durante questo periodo, sembra quasi un San Juan continuo per chi ha vissuto sulla costa spagnola, o un concerto del 1 Maggio lungo 5 giorni per chi é mai stato in piazza San Giovanni a Roma.
Ogni giorno sfilano differenti blocos (gruppi di musicisti con parecchie persone al seguito che fanno il giro della cittá antica) ed ognuno ha la sua tradizione, il suo ritmo e i suoi seguaci.
Al contrario di come si potrebbe pensare qui il carnevale non é samba, che é relegato solo ad alcuni palchi e alle sfilate di Rio e São Paulo, ma Frevo e Maracatú.
Il primo é una musica piú melodica che ritmica e viene ballata saltando su e giú e a destra e a sinistra nella maniera apparentemente meno coordinata possibile (agli occhi di un profano come me sembrava parente di quei buffi balli irlandesi come in un famoso clip di Bob Geldof).
Il secondo é un ritmo di origine africana in cui uomini e donne indossano un pesante tamburo e riescono addirittura a danzare con esso, seguiti da ragazze munite di xequêrês e cantanti vari.
Incredibilmente il popolo, abituato com'é sin dall'infanzia, regge benissimo le temperature proibitive delle sfilate diurne tanto quanto gli acquazzoni tropicali che hanno spesso bagnato i concerti in piazza di notte; il tutto senza riposarsi, spintonandosi, dormendo lo stretto necessario, alimentandosi piú o meno e bevendo litri di liquidi prevalentemente alcolici.
É un miracolo che non ci siano pestaggi a catena e morti qua e lá, il sangue caldo degli italiani non reggerebbe a prove cosí estreme!
Ma tant'é, la festa é di tutti ed é stato piacevolissimo condividerla con delle persone allegre, affabili e disponibili. Aline in particolare mi ha convinto a restare qualche giorno in piú a casa per poter godere del post-carnevale e riposare un po', un ringraziamento speciale come speciale é stata la nostra sintonia durante questi giorni.

18.2.09

Gabriele Romagnoli

E così e restano i nani, ad arrampicarsi sulle spalle dei nani in uno spettacolo che continuano a venderci per titanico, e pensare ch´era piccolo, ma piccolo, ma piccolo, così.

16.2.09

Tour del Nordeste (parte II) - Da Jerí a Recife

Piove nel pau de arara, un furgone 4x4 adibito a trasporto persone, che siedono su scomodissimi assi di legno che somigliano al trespolo dei pappagalli, il pau di arara appunto. Si arriva a Fortaleza e Eduardo e Adrian mi guidano dritti dritti verso l’ostello piu economico, che e’ anche uno dei peggiori, se non ilpeggiore in cui sono stato. Un sabato sera a chiaccherare in piazza tra adolescenti alticci e bulli con auto truccate tutt’intorno, qualche locale chic dove si dice che gli italiani la facciano da padrone, pacchetto completo di hotel con piscina, alcol a strafottere e giovani autoctone per compagnia (astrafottere pure loro, infelicemente).
Via con Edu quindi verso Canoa Quebrada, dove sfruttiamo la dritta delle carioca conosciute a Jeri e andiamo nella pousada di un italiano, Ettore, che ci accoglie con simpatia e ci tratta bene. pousada-alternativa@hotmail.com
La spiaggia e’ bella e la cosa piu intrigante sono i bar su palafitte che con l’alta marea restano sospesi sull’acqua. Il posto in se non offre molto di piu, a parte la quantitá inverosmile di ristoranti italiani. Ettore ci racconta qualche aneddoto e lascia trasparire unpo’ di saudade per i buoni amici lasciati in Italia.
Mi separo da Edu e vado alla ventura con rotta Galinhos, villaggio di pescatori perso sulla costa in direzione Naltal. Il posto e’ bellissimo, una lingua di terra che separa il fiume dal mare con un faro solitario piantato nella punta. Meritava il giorno e mezzo di viaggio e le peripezie affrontate, aspettare fiduciosi sulla statale il passaggio di qualche trasporto che mi portasse, prendere passaggi da nordestini rilasatissimi che si dimenticano dimettere benzina e che poi cercano carburante di contrabando da qualche meccanico losco, ecc.
Vicissitudini di questo continente, sono munito di bizantina pazienza e qualsiasi evento che non pregiudichi la mia salute é solo una ulteriore storia da raccontare. Peccato che il turismo economico non sia sviluppato qui per colpa di agenzie che organizzano gite giornaliere da altri posti, quindi le pousadas non sono all’altezza del prezzo che propongono.
Faccio tappa a Natal fiducioso. Mi viene consigliato un ostello che e’un castello finto-gotico con tanto di ponte levatoio all’ingresso. Litigo subito con il personale alla reception per una serie di dettagli che non condivido e per alcuni obblighi e inadempienze dell’ostello stesso. A parte questo, si rivela un’ottima base da cui prenotare escursioni diarie per tutta la costa intorno a Natal (cfr.Galinhos), anche se il mio stile di viaggio non contempla questi tour comulativi dove si fa quello che ti dicono di fare.
Per questo decido di andare via prima, non senza aver fatto tappa a Pirangí per ammirare il piu grande albero di caju del mondo, una specie di alterazione genetica che si estende su un intero isolato eche continua a crescere divorando case e strade e trasformandosi nel piu incorruttibile urbanista che la citta abbia conosciuto.
Sono di nuovo in compagnia di Adrian, che ho ritrovato nell’ostello-castello. Si va a Pipa, altro must del litorale nordestino, dove appena arrivatici concediamo un bagno tra i surfisti e un tramonto con effetti speciali, birra al tavolo e musica dolce. Pipa non ha la magia di Jeri, ma le spiagge sono molto piu goduriose per chi come il sottoscritto ama il mare agitato e le onde che sbattono sul bagnasciuga. I surfisti locali sono l’emblema della semplicitá, escono di casa in costume e tavola, montano sull’autobus e scendono direttamente in spiaggia.
Ottime feste notturne, stranieri sempre presenti e buon ambiente, con addirittura la compagnia dei delfini se si nuota a qualche decina di metri dalla riva. Ci tornerei volentieri.
Breve tappa a Joao Pessoa , che non e’ inclusa nelle principali rotte turistiche del Brasile e forse e’ un bene. E’ la terza citta’ piu vecchia del paese, ma oltre a questo (e a qualche piacevole passeggiata per il centro storico) possiede spiagge bellissime ed incredibilmente varie, dove il turismo e’ per lo piú locale. Ce n’é anche una naturista, che in Brasile é una raritá. Per goderne appieno con Ellen (che ha dedicato il suo fine settimana alla mia causa) affittiamo una macchina e ne visitiamo alcune, facciamo il bagno nel fiume e mangiamo dell’ottimo granchio nelle capanne sulla spiaggia. La domenica mi é toccato anche dare sfogo alle fantasie femminili e travestirimi da donna per la rinomata festa delle Virgens do Tibaú, ma ormai sono brasiliano..

31.1.09

Tour del Nordeste (parte I) - Da São Luis a Jerí

Mac Laine mi da ragguagli su trasporti e tempi di percorrenza per i lencões maranhenses, ai quali aggiungo le informazioni della mia guida e preparo la ricetta del mio Tour del Nordeste.
In taxi (chiamare Sidney 9207-3792) da Sao Luis per 30R$ si arriva diretti a Barreirinhas, dove piombo a casa di una signora affittacamere (Dona Adelina, 9975 2983, rua Cazoza Ramos 118) che si sbriga a cacciare il parente di turno dalla stanza a me destinata. L’ambiente e’ familiare, mi invitano a cena, mi parlano della decisione di adottare dei bambini che trovo li gia a dolescenti a girare per casa negli ultimi giorni delle vacanze estive, scanditi da piogge torrenziali e corticircuiti per tutta la regione che lasciano la cittá in un’oscurita pacata e accogliente.
Il giorno seguente il parco dei Lençõis Maranhenses, meraviglia dellacosta nord, é in realta nel suo momento di secca e non lascia godere appieno dello spettacolo delle lagune blu tra dune di sabbia bianchissima. Le uniche due che sono costantemente piene danno un’ideadi cosa potrebbe essere questo posto nel suo momento migliore (luglio). Incontro Sebastian, tedesco di Friburgo, che alimenta la mia curiosita’ con racconti sugli indios dell’Amazzonia e con cui viaggioda Barreirinhas fino a Jeri. A chi puo interessare redigo il percorso.

Barreirinhas-Paulino Neves 13R$ 2 horas em pau de arara;
Paulino Neves-Tutoia 8 R$ 1h em pau de arara;
Tutoia-Parnaiba 18 R$ 3h de onibus;
Parnaiba-Camocim 16 R$ 2h de onibus;
Camocim-Jericoacoara 25 R$ 2h de 4x4.

Il 26 gennaio arrivo a Jericoacoara con la promessa di una comoda pousada di un amico argentino di Sesé che ci dovrebbe salvare schiena e portafogli. Il realta’ spendo 5 bellissimi giorni in questo magnifico angolo di mondo, conosciuto soprattutto dagli amanti del vento, semplice e accogliente. La natura é preponderante ancora una volta: la brezza costante ispira kite e windsurfers nelle loro evoluzioni e decide gli spostamenti delle enormi dune di sabbia, al punto che qua e lá si piantano arbusti perevitare che il villaggio venga inghiottito da qualche duna maldestra. Con enorme saudade riprendo il viaggio verso est, in compagnia di Eduardo e Adrian, due ragazzi conosciuti al Tadeu che mi scorteranno imprevedibilmente prima l’uno e poi l’altro fino a carnevale.

23.1.09

São Luis de Maranhão

Lascio Belem e la splendida atmosfera familiare che mi invitava a restare anche per il forum delle culture per visitare la costa del Maranhão. São Luis é ufficialmente di fondazione francese, anche se lí i transalpini ci sono stati 3 anni e poi evidentemente non hanno trovato ragioni sufficienti per litigarsela con gli agguerriti portoghesi.
Cittadina bella e piacevole, abbandonata al tempo e alle intemperie che ne stanno compromettendo parte degli antichi edifici del centro, é adagiata su un'isola nella baia di São Marcos.
La regione ha forti tradizioni indigene miste a quelle africane degli schiavi deportati ai tempi del commercio del cotone. Lo stato promuove la cultura delle musiche e delle danze, nonché l'artigianato sempre presente in queste cittá storiche.
Alcântara é un posto come ce ne sono tanti in Europa, le rovine di una cittá nobile in un luogo provilegiato. La vista sul fiume e le isole é meravigliosa, l'assenza di solidi interventi di restauro lascia quella libertá di esplorazione degli edifici che dalle nostre parti difficilmente é possibile, la gente che ci vive é vincolata al turismo, anche se a 40 km ci sono diverse comunitá di quilombos
che si autosostentano e forniscono cibo e guide turistiche alla cittá.

19.1.09

Belem

Mi preparo per l'ultima parte del mio viaggio alleggerendo lo zaino di libri e vestiti superflui e partendo in direzione Pará.
Purtoppo causa ferie estive gli autobus Rio-Belem che si smazzano 52 ore no-stop sono tutti pieni, a dimostrazione della capacitá di resistenza e di sopportazione di questo popolo.
Smezzo la traversata in 2 tronconi e dopo 27 ore sono a Salvador, giusto per riprendere un po' di colore al sole della Bahia e immergermi di nuovo nell'odore dell'olio di dendê che riempie tutte le strade della cittá. Qui é estate e si sente, il mare ha un altro colore rispetto a settembre.
Altre 36 ore di autobus, stavolta in condizioni davvero pessime tanto da richiedere l'ennesimo foglio di reclamo alla compagnia di trasporto, e alle 7.00 di mattina appaio come uno spirito a Belem, porto di tutte mercanzie che passano sul rio delle Amazzoni.
Senza neanche pensarci vado al mercato Ver-o-Peso e strabilio per la fantastica varietá di ortaggi, frutta e pesce totalmente sconosciuta a me come a buona parte dei brasiliani. Sono i prodotti dell'Amazzonia, l'autentico cibo brasiliano: açai con tapioca, tacacá no tucupí, bacurí, muricí, cupuaçú, graviola, tamatá, macaxeira..
Mi beo estasiato, assaggio quante piú specialitá possibili e apprezzo gli scorci di questa cittá fluviale, le grandi imbarcazioni tipo i battelli del Mississippi (quelli col piano bar, le dame e i giocatori di poker), il forte, i meravigliosi palazzi dell'epoca del caucciú, le piazze con le chiese coloniali, alcune costruite da un architetto italiano mandato direttamente dalla Chiesa nel XVII secolo e anche la pioggia che si presenta puntuale a mezzogiorno e in un'oretta lava la cittá, rinfresca dal caldo afoso e dona ai cittadini buone quantitá di manghi che quando non cadono in terra crepano i vetri delle macchine.
Non che qui ci siano i veri amerindi, se ne vedono ovunque su tutta la costa del Brasile, ma in compenso l'ambiente é parte della cultura amazzonica ed é una bella scoperta.
Cittá vera, sporca e affollata nel porto e nel mercato, pericolosa a quanto mi dicono (qualsiasi brasiliano vi dirá che le cittá sono pericolose, ormai non ci faccio piú caso) mi ha lasciato la voglia di conoscere la selva.
Sono stato ospite a casa di Erica dove ho ricevuto un trattamento fantastico. La sua famiglia mi ha nutrito e si é preoccupata di indicarmi dove andare e cosa fare, mi ha ospitato nella casa di Mosqueiro, un'isoletta poco a nord, dove ho fatto il bagno nel fiume Pará (ma non ci sono i piranha) e mi sono ricaricato le pile pronto per ripartire, stavolta in direzione Maranhão.

18.1.09

Capodanno a Rio

Non é il titolo dell'ennesimo film di Vanzina, ma la breve (una settimana) pausa post-natalizia di fine anno. Rio é sempre la cidade maravilhosa, sono ospite da Camila che si fa in 4 per far entrare tutti a casa e per questo merita ringraziamenti speciali.
Non sto qui a descrivere i fuochi d'artificio a Copacabana, la tradizione di saltare 7 onde per il buon auspicio (c'era pure quella delle lenticchie ma l'ho saputo solo dopo) o il momento in cui ho capito che il tipo a cui avevo affidato i vestiti era scappato con una ragazza e l'avrei rivisto solo 3 ore dopo..
Peccato solo per il tempo, nuvolo tutta la settimana, che mi ha impedido di godere appieno della cittá e cosí dovró tornare prima o poi per fare tutto quello che mi ero proposto.
É stata una buona occasione per rivedere Graciano, che aveva vissuto a casa mia 2 anni fa, e per ritrovare la sua simpatia e allegria che ci hanno reso complici nelle scorribande barcellonesi.
Da qui si va a Belem in qualche modo, probabilmente in autobus visto che é periodo di ferie e gli aerei sono tutti pieni o carissimi.

10.1.09

Natal e Pantanal

Sfumata l'ipotesi di fare un giro a Ciudad del Este (da manicomio la gestione della stazione degli autobus di Puerto Iguazú, in Argentina hanno un serio problema a riguardo) mi rimetto in viaggio dopo aver visitato la centrale elettrica di Itaipú, lá maggiore del mondo per energia prodotta, anche dopo che sará pronta quella cinese sul Fiume Giallo (incredibile lo sforzo costruttivo e il colpo d'occhio sull grandissima diga).
Rapidamente cammino su Curitiba alla stregua di una legione romana, passando di volata per Paranaguá (la Ilha do Mel é sotto le nuvole anche questa volta e non vale la pena perdere giorni per trovare altra pioggia) e non ho neanche il tempo di constatare che a Curitiba fa 10 gradi meno di 2 mesi fa quando ipoteticamente era inverno, che sono gia a São Paulo.
Mi accoglie Alberto, Bebeto per gli amici, che in qualitá di ambasciatore di Couchsurfing per la capitale paulista si preoccupa di mantenermi sempre in attivitá e devo dire che da questo momento spengo il cervello e lascio pensare lui. A casa sua incontro con piacere Kaushal, un ragazzo indiano giá conosciuto a ottobre, e Andrea, tedesca di Monchenglatbach. Il mio programma di Natale a Ubatuba viene quindi infranto dalla proposta di andare nel Pantanal, luogo unico e reso magico ai miei occhi dalla ritrasmissione di una vecchia telenovela omonima dai dialoghi a dir poco pittoreschi.
E sia quindi. Si parte a ritmo paulista alla volta di Campo Grande, dove dopo 11 ore di macchina ci accoglie la famiglia di Bebeto (magnifica casa con patio sul retro, sauna e piscina) alle prese con una festa di bambini.
Il giorno seguente il cenone di Natale si svolge con una famiglia parecchio allargata. Ad un certo punto la serata prende una piega poco abituale: dopo lo scambio di doni con dedica da parte di ogni partecipante si scatenano le danze, il Natale perde la sua aura di sacralitá e discrezione per trasformarsi in una ulteriore festa tropicale. Penso ai miei in montagna con un freddo porco e senza il beneficio spirituale della messa di mezzanotte, che per 30 anni ho tentato invano di schivare e che quest'anno non celebrano perché il prete si é infortunato.
Il 25 si parte per il Pantanal, inizia l'avventura.
Questo é un posto particolare, unico in Sudamerica. La cosa che impressiona da subito é che fa "nu calore 'e pazzi" a che quindi si puó andare a zonzo solo la mattina presto e il pomeriggio tardi.
Ma anche cosí é sufficiente: alligatori, aironi, tarantole, tucani, aquile, scimmie, armadilli, capivara, pecari e ogni classe di insetti sono i nostri compagni giornalieri di escursione. Inoltre ci siamo immedesimati agli amerindi dormendo in amache, mangiando il cibo autoprodotto e ottimamente cucinato da dona Regina e partecipando alla loro quotidianitá. La nostra guida, Levy, é un indio nato in una tribú a 14 giorni di barca dal centro abitato piú vicino, mai abituato alla cittá (cioé a un paese di 4000 anime) e completamente a suo agio nella giungla. Gira scalzo senza fare il minimo rumore, riesce a vedere un ragno su un albero di notte dalla jeep, distingue il maschio dalla femmina del macaco quando a me sembravano noci di cocco, ecc. Dietro di lui un plotone militare, un'armata Brancaleone che spaventa ogni creatura, gente di cittá che nella selva non sopravviverebbe piú di un paio di giorni.
C'é da dire che non era il periodo migliore per godere del luogo, perché la lunga siccitá degli ultimi mesi (mentre il resto del Brasile era sotto l'acqua) ha tolto quel colpo d'occhio di palude o grande pantano tropicale che lo rende famoso. L'esperienza é stata comunque ottima e anche un pretesto per riposarsi un po' prima dei fasti del capodanno carioca, nonché un'occasione per stare con degli amici e allontanarsi dalla solitudine che il viaggiare da soli comporta.

29.12.08

Augusto de Franco

Quanto mais você se parece com um chimpanzé, mais precisa de líderes extraordinários, machos alfa e outros conductores de rebanho.