4.5.09

Transitalica

Tornato a Roma dopo le campagne brasiliensi, senza nemmeno un arco da attraversare che gli consenta di celebrare da vincitore il ritorno in patria dopo aver sconfitto nemici (ladroes, coxinhas, balas perdidas) ed avversità (piriguetes, colera e mosche tze-tze), il divus Fabritius si riversa nell'attività del coltivo degli horti Saviniani nella dimora di famiglia.
Successivamente si reca in Sabina per i canonici riti pasquali, sapendo che il breve riposo sarà di preparazione al viaggio in Gallia Cispadana già programmato.
A Florentia per una breve sosta lascia riposare i cavalli e ne approfitta per rivedere il vecchio commilitone della guerra germanica, l'asceta filo-orientale Iohannes Mistus.
A Mediolanum viene accolto nel castrum del fraterno amico Eric Sciumbatax, da dove osserva con preoccupazione la crisi dell'impero e l'avvenire incerto dei principii su cui è stato fondato.
Attraversando la landa prealpina incotra a Venetia il suo fratello di sangue Maximus Petriboni, anche lui reduce dall'annus sambaticus, con cui intraprende delle scorribande notturne per la città lagunare fino a Patavium dove, ospiti del console Paulus Robatia, si pianifica e ci si arma per il bellum Abrutii.
Dopo un rapido passaggio per Urvinum e Ariminum per rifocillarsi e godere dell'ospitalità delle regine Cinthya e Iohanna i divi fanno rotta verso il confine tra Vestini e Sabini, dove pare che si sia aperta una faglia improvvisamente trasformatasi in tremore distruttivo.
Concilio fissato per il giorno 5 maggio nell'accampamento di Pianola.

30.3.09

Apollinaire

""Now and then it's good to pause in our pursuit of happiness and just be happy."

29.3.09

Italia: l'avventura comincia adesso

Sono passati due giorni dal rientro, oggi per la prima volta ho messo il naso fuori di casa per vedere la mia nipotina e per smazzarmi due ore di macchina senza senso.
Impressioni a caldo.
- Al risveglio dentro al mio letto sembra che sia stato tutto un sogno. Ritrovo tutto uguale, lo stesso caos, le stesse parole, gli stessi dibattiti alla TV. Poi guardo dentro l'armadio gli oggetti appartenenti al viaggio e resto a contemplare per qualche minuto, chiedendomi da dove ricominciare.
- Fa freschetto, il cielo è cupo, la gente veste grigio o nero, osservo che di notte distinguevo più facilmente un negro a Salvador che un italiano a Roma (fondamentale per preservare la mia incolumità). Questo paese ha bisogno di colore, non bastano le cravatte a pallini.
- Sono tutti brutti, probabilmente anche io, o forse è solo l'espressione della crisi che peggiora la percezione.
- Non si riesce più a parcheggiare la macchina.
Mi prendo questo fine settimana di riposo, in fondo è stato un viaggio lungo e stancante.
Lunedì ricominceremo da capo.

20.3.09

Tour del Nordeste (parte III) - Da Recife a Salvador

Lascio Recife per fuggire all'inerzia e alla stanzialitá che cosí poco si addicono al viaggiatore e arrivo a Porto de Galinhas, villaggio costiero dall'acqua cristallina, che deve il nome alla pratica di importare gli schiavi nascondendoli sotto casse di pollame per evadere i controlli e la legge che abolí la schiavitú nel 1888.
Uno dei piú bei mari visti finora, ottimo per le famiglie con prole, con scogliere davanti la spiaggia piene di pesci per nulla spaventati dalla presenza umana.
Dormo un una pousada economica, con l'inconveniente del propietario gay che ci prova costantemente con il sottoscritto per tutti e 4 i giorni di permanenza, con burle dal giocoso al volgare, ma io non mi faccio intimidire e vado via solo quando il mio calendario lo prevede.
Per uomini coraggiosi o che cercano nuove esperienze, chiedere del Albergue do Alberto, vicino la strada principale. Per uomini che invece preferiscono le sane e vecchie tradizioni, chiedere di William, che per 300 R$ vi presenta delle attraenti amiche di Recife..
Decido di improvvisare un po' e mi fermo una notte a Maragogí, che é un altro pezzo di costa da cartolina, specialmente camminando verso Barra e passando per il mangue ed il morro adiacenti.
Nella macchina a lotação (riempimento) che il giorno dopo mi porta a Maceió conosco due argentine con cui esco la sera per la capitale di Alagoas, piuttosto morta all'apparenza, e con una spiaggia abbastanza sporca.
Una notte é sufficiente, anche perché la mattina seguente la recepcionista ci avvisa che per incomprensibili motivi di amministrazione la pousada é costretta a chiudere all'istante, ed io che sono andato via presto non ho vissuto l'esperienza degli altri ospiti, costretti a calare le valige dalla finestra e a scendere con i lenzuoli legati..
Cose da Brasile. Nel frattempo mi dirigevo a Penedo, altro posto intriso di storia adagiato sul fiume São Francisco, il terzo piú grande del paese ed il piú importante per la formazione e la storia nazionale. Il panorama é bello e differente, il fiume é una via d'acqua navigabile che collega la costa atlantica con l'arido Sertão dell'interiore e che dá il miraggio di quel minimo di prosperitá e sviluppo che il Nordeste ancora sta aspettando.
Anche qui mi fermo solo un giorno, il tempo stringe ed io voglio arrivare a Salvador per l'ultima settimana di viaggio.
Ad Aracajú sono ospite di Fatima e famiglia e vengo trattato benissimo, mentre la sera mi affido ai piani di Selma e dei suoi amici.
Ottimo ambiente, le persone sono tutte simpatiche e socievoli, ormai non mi sorprendo piú, e la cittá é ben organizzata e si lascia conoscere facilmente (in macchina, ovviamente).
Resto 4 giorni e prima di rientrare a Bahia tento una disperata sortita a Mangue Seco, ma il mio percorso alternativo si schianta inesorabilmente contro la prua di una barca troppo onerosa per un solo giorno di permanenza, quindi desisto e faccio rotta a Salvador, prima e ultima tappa delle Braziladventures.

19.3.09

Carnaval

I miei calcoli balistici prevedevano di essere in Pernambuco per carnevale, ed é cosí che arrivo distrutto dal caldo e dal sonno a casa di Aline a Recife.
Dopo un paio di giorni di adattamento mi ritrovo in compagnia di un gruppo di amici di Teresina che mi accolgono come compade e mi coinvolgono con la loro allegria e con la complicitá del carnevale brasiliano, che in qualunque posto del paese é un pretesto per far festa una settimana, non lavorare e compromettere la salute a colpi di birra, danze e musica.
In particolare il carnevale di Olinda é famoso per essere uno dei piú tradizionali e piú belli che si celebrino in strada, anche perché la cittá stessa, che é quasi un quartiere satellite di Recife, é una gemma dell'architettura coloniale ed é piacevole da girare a piedi.
É difficile descrivere la festa e l'atmosfera durante questo periodo, sembra quasi un San Juan continuo per chi ha vissuto sulla costa spagnola, o un concerto del 1 Maggio lungo 5 giorni per chi é mai stato in piazza San Giovanni a Roma.
Ogni giorno sfilano differenti blocos (gruppi di musicisti con parecchie persone al seguito che fanno il giro della cittá antica) ed ognuno ha la sua tradizione, il suo ritmo e i suoi seguaci.
Al contrario di come si potrebbe pensare qui il carnevale non é samba, che é relegato solo ad alcuni palchi e alle sfilate di Rio e São Paulo, ma Frevo e Maracatú.
Il primo é una musica piú melodica che ritmica e viene ballata saltando su e giú e a destra e a sinistra nella maniera apparentemente meno coordinata possibile (agli occhi di un profano come me sembrava parente di quei buffi balli irlandesi come in un famoso clip di Bob Geldof).
Il secondo é un ritmo di origine africana in cui uomini e donne indossano un pesante tamburo e riescono addirittura a danzare con esso, seguiti da ragazze munite di xequêrês e cantanti vari.
Incredibilmente il popolo, abituato com'é sin dall'infanzia, regge benissimo le temperature proibitive delle sfilate diurne tanto quanto gli acquazzoni tropicali che hanno spesso bagnato i concerti in piazza di notte; il tutto senza riposarsi, spintonandosi, dormendo lo stretto necessario, alimentandosi piú o meno e bevendo litri di liquidi prevalentemente alcolici.
É un miracolo che non ci siano pestaggi a catena e morti qua e lá, il sangue caldo degli italiani non reggerebbe a prove cosí estreme!
Ma tant'é, la festa é di tutti ed é stato piacevolissimo condividerla con delle persone allegre, affabili e disponibili. Aline in particolare mi ha convinto a restare qualche giorno in piú a casa per poter godere del post-carnevale e riposare un po', un ringraziamento speciale come speciale é stata la nostra sintonia durante questi giorni.

18.2.09

Gabriele Romagnoli

E così e restano i nani, ad arrampicarsi sulle spalle dei nani in uno spettacolo che continuano a venderci per titanico, e pensare ch´era piccolo, ma piccolo, ma piccolo, così.

16.2.09

Tour del Nordeste (parte II) - Da Jerí a Recife

Piove nel pau de arara, un furgone 4x4 adibito a trasporto persone, che siedono su scomodissimi assi di legno che somigliano al trespolo dei pappagalli, il pau di arara appunto. Si arriva a Fortaleza e Eduardo e Adrian mi guidano dritti dritti verso l’ostello piu economico, che e’ anche uno dei peggiori, se non ilpeggiore in cui sono stato. Un sabato sera a chiaccherare in piazza tra adolescenti alticci e bulli con auto truccate tutt’intorno, qualche locale chic dove si dice che gli italiani la facciano da padrone, pacchetto completo di hotel con piscina, alcol a strafottere e giovani autoctone per compagnia (astrafottere pure loro, infelicemente).
Via con Edu quindi verso Canoa Quebrada, dove sfruttiamo la dritta delle carioca conosciute a Jeri e andiamo nella pousada di un italiano, Ettore, che ci accoglie con simpatia e ci tratta bene. pousada-alternativa@hotmail.com
La spiaggia e’ bella e la cosa piu intrigante sono i bar su palafitte che con l’alta marea restano sospesi sull’acqua. Il posto in se non offre molto di piu, a parte la quantitá inverosmile di ristoranti italiani. Ettore ci racconta qualche aneddoto e lascia trasparire unpo’ di saudade per i buoni amici lasciati in Italia.
Mi separo da Edu e vado alla ventura con rotta Galinhos, villaggio di pescatori perso sulla costa in direzione Naltal. Il posto e’ bellissimo, una lingua di terra che separa il fiume dal mare con un faro solitario piantato nella punta. Meritava il giorno e mezzo di viaggio e le peripezie affrontate, aspettare fiduciosi sulla statale il passaggio di qualche trasporto che mi portasse, prendere passaggi da nordestini rilasatissimi che si dimenticano dimettere benzina e che poi cercano carburante di contrabando da qualche meccanico losco, ecc.
Vicissitudini di questo continente, sono munito di bizantina pazienza e qualsiasi evento che non pregiudichi la mia salute é solo una ulteriore storia da raccontare. Peccato che il turismo economico non sia sviluppato qui per colpa di agenzie che organizzano gite giornaliere da altri posti, quindi le pousadas non sono all’altezza del prezzo che propongono.
Faccio tappa a Natal fiducioso. Mi viene consigliato un ostello che e’un castello finto-gotico con tanto di ponte levatoio all’ingresso. Litigo subito con il personale alla reception per una serie di dettagli che non condivido e per alcuni obblighi e inadempienze dell’ostello stesso. A parte questo, si rivela un’ottima base da cui prenotare escursioni diarie per tutta la costa intorno a Natal (cfr.Galinhos), anche se il mio stile di viaggio non contempla questi tour comulativi dove si fa quello che ti dicono di fare.
Per questo decido di andare via prima, non senza aver fatto tappa a Pirangí per ammirare il piu grande albero di caju del mondo, una specie di alterazione genetica che si estende su un intero isolato eche continua a crescere divorando case e strade e trasformandosi nel piu incorruttibile urbanista che la citta abbia conosciuto.
Sono di nuovo in compagnia di Adrian, che ho ritrovato nell’ostello-castello. Si va a Pipa, altro must del litorale nordestino, dove appena arrivatici concediamo un bagno tra i surfisti e un tramonto con effetti speciali, birra al tavolo e musica dolce. Pipa non ha la magia di Jeri, ma le spiagge sono molto piu goduriose per chi come il sottoscritto ama il mare agitato e le onde che sbattono sul bagnasciuga. I surfisti locali sono l’emblema della semplicitá, escono di casa in costume e tavola, montano sull’autobus e scendono direttamente in spiaggia.
Ottime feste notturne, stranieri sempre presenti e buon ambiente, con addirittura la compagnia dei delfini se si nuota a qualche decina di metri dalla riva. Ci tornerei volentieri.
Breve tappa a Joao Pessoa , che non e’ inclusa nelle principali rotte turistiche del Brasile e forse e’ un bene. E’ la terza citta’ piu vecchia del paese, ma oltre a questo (e a qualche piacevole passeggiata per il centro storico) possiede spiagge bellissime ed incredibilmente varie, dove il turismo e’ per lo piú locale. Ce n’é anche una naturista, che in Brasile é una raritá. Per goderne appieno con Ellen (che ha dedicato il suo fine settimana alla mia causa) affittiamo una macchina e ne visitiamo alcune, facciamo il bagno nel fiume e mangiamo dell’ottimo granchio nelle capanne sulla spiaggia. La domenica mi é toccato anche dare sfogo alle fantasie femminili e travestirimi da donna per la rinomata festa delle Virgens do Tibaú, ma ormai sono brasiliano..